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Solo questione di riferimenti... PDF Stampa E-mail
Di Lucio Leone   
23/02/2009
Primo riferimento. Matisse rifiutava per principio di fare ritratti a pagamento. Ma una nobildonna parigina tanto insistette che alla fine l’Artista accettò l’incarico. Si narra che per creare una silohuette colorata della modella secondo il proprio riconoscibilissimo stile ci mettesse pochissimo, sparandole subito dopo una cifra esorbitante come prezzo per il quadro.
«Ma come, Maestro, tanti soldi se avete impiegato solo cinque minuti per farmi il ritratto» sbottò la nobildonna che era certo amante dell’arte, ma anche e forse soprattutto del proprio conto in banca.
«Vi sbagliate Madame» rispose il grande pittore «ci ho messo una vita intera…».

Secondo riferimento. Sanremo 2009: Annie Lennox si presenta quasi nuda al pubblico (anche in senso letterario: qualcuno avrebbe dovuto dirle che la schiena di una leggenda del rock a sessantaepassa anni suonati non dovrebbe essere esposta. Mai) cantando al pianoforte uno dei suoi più grandi successi da cantautrice: “Why”. Parte e sembra quasi stonata, con poca voce, senza orchestra ed ammennicoli vari, e visto che non c’era più accanto a lei l’ineffabile traduttrice Olga Fernando la maggioranza degli spettatori non poteva afferrare immediatamente il testo (splendido), qualcuno avrà pensato «ma come?... tutto qui?». Poi succede qualcosa. Travolge. Interpreta. Commuove. Parla una lingua che va al di là del senso delle parole e del ritmo. È meravigliosa, e per una volta la standing ovation alla fine è lontana mille chilometri dal sospetto di piaggeria per l’ospite famoso che se la becca “a prescindere”, solo per il fatto di essere lì.

ImageMi chiedo se il senso di aver scelto in sequenza questi riferimenti valga qualcosa per il pubblico di Amici di Maria De Filippi. Costretti domenica scorsa ad assistere ad un’altra, estenuante, interminabile discussione tra Grazia Di Michele e Luca Jurman sul compito di un “insegnante-che però forse è un talentscout-anzi no è membro di commissione” della scuola più seguita d’Italia.

Ha ragione Jurman-discografico se punta sul cavallo vincente di turno, in perfetto stile produttore-regista di un prodotto come Marco Carta che risponde ai bisogni di un certo pubblico e lui (o chi per esso al posto suo quando il giovane beniamino di turno vola da solo oltre la trasmissione della De Filippi) gli insegna come cantare, vestirsi, respirare, sorridere alla telecamera ed apparire al meglio?
Oppure ha ragione la Di Michele che vuole insegnare ai suoi protetti il senso di una canzone, le intenzioni dell’autore, a sbagliare autonomamente per capire cosa funziona e cosa no e finisce a volte per ottenere un risultato stilisticamente inferiore visto che ha privilegiato il proprio compito didattico?

Una risposta non c’è. Il clan De Filippi certo evita di prendere posizione. Il televoto si sa è affare da milioni e nulla spinge il pubblico a votare quanto la voglia di proteggere una fazione o l’altra dall’odiato e infido nemico creato a tavolino (pardon: creato a rvm) e del resto, rispetto alle prime edizioni quando “Amici” era ancora nelle intenzioni della sua creatrice il proseguimento ideale di “Saranno famosi”, il numero di votanti è oggi immensamente maggiore.

Quindi una risposta vera la può dare solo il pubblico.

Sta al pubblico decidere i propri riferimenti, se preferisce che la trasmissione torni ad essere una scuola, punto di partenza di un (o una) eventuale futuro Artista con una carriera lunga quanto la sua stessa vita che tra molto tempo potrà inventarsi dal nulla una versione unplugged di un proprio successo fregandosene di intonazione, fraseggio, vibrati e simili, oppure un reality urlato che però è anche una fabbrica di prodotti leggeri e poco impegnativi che funzionano e catturano in quanto ineccepibili come un orologio svizzero e funzionali dal punto di vista del marketing.